Ah, la coperta troppo corta
Fra le cose urgenti su cui c’è apparente concordanza tra governo, establishment e società civile, vi è il rimborso dei debiti pregressi della pubblica amministrazione alle imprese (100 miliardi di euro secondo nuove stime dell’Associazione bancaria italiana). I 40 in un biennio promessi dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sarebbero un importo discreto se ci fosse una lettera dei debitori ai creditori per informarli, da ora, della data del saldo utilizzabile per un finanziamento bancario futuro (e quindi per prevedere investimenti).
11 AGO 20

Fra le cose urgenti su cui c’è apparente concordanza tra governo, establishment e società civile, vi è il rimborso dei debiti pregressi della pubblica amministrazione alle imprese (100 miliardi di euro secondo nuove stime dell’Associazione bancaria italiana). I 40 in un biennio promessi dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sarebbero un importo discreto se ci fosse una lettera dei debitori ai creditori per informarli, da ora, della data del saldo utilizzabile per un finanziamento bancario futuro (e quindi per prevedere investimenti). Ma ciò, forse, si potrebbe fare solo con un governo stabile che abbia una durata adeguata a garantirlo. Frattanto, il governo uscente ha fatto slittare il decreto sulla prima tranche visto il dissenso su come ottenere la copertura. E’ andato in scena il solito spettacolo della coperta troppo corta. Bruxelles ci marca stretto, vieta di sforare il tetto del 3 per cento del deficit sul pil. Secondo l’ultima bozza del decreto pubblicata dal quotidiano MF/Milano Finanza mercoledì, il ministro Grilli intendeva reperire risorse con un taglio lineare delle spese per infrastrutture, suscitando quindi il malcontento del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Questa misura è stata smentita, come un anticipo al 2013 dell’aumento dell’Irpef. Al netto delle indiscrezioni e dei dissidi (in ogni caso anch’essi smentiti) sia Passera sia Grilli potevano fare meglio prima usando, ad esempio, i fondi ottenuti con le privatizzazioni per investimenti degli enti locali anziché per comprare società energetiche, come fa la Cassa depositi e prestiti. Altri soldi si potevano reperire vendendo beni pubblici, e la coperta sarebbe un po’ meno corta.